Canone concordato: cos'è, come funziona e a chi conviene
Aggiornato il 06/11/2026. Le regole generali vengono dalla legge 431/1998 e dal decreto del 16 gennaio 2017; i dettagli stanno nell'accordo territoriale di ogni comune.
In due righe
Il canone concordato è il contratto di affitto abitativo previsto dall'articolo 2, comma 3, della legge 431 del 1998. Al posto di un canone libero, proprietario e inquilino scelgono un canone entro i limiti fissati da un accordo territoriale, firmato nel loro comune dalle organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. In cambio la legge riconosce vantaggi fiscali a entrambi. La forma del contratto è obbligatoria: il contratto tipo allegato al decreto ministeriale del 16 gennaio 2017.
Quanto dura
La durata minima è di tre anni, con rinnovo automatico di altri due alla prima scadenza (per questo si dice «3+2»), salvo che il proprietario comunichi, con almeno sei mesi di preavviso, uno dei motivi di disdetta ammessi dalla legge (per esempio la necessità di abitarvi lui o un familiare, o la vendita). Alla seconda scadenza ognuna delle parti può lasciare il contratto con sei mesi di preavviso; se nessuno lo fa, si rinnova di nuovo. Le parti possono concordare una durata iniziale più lunga (4, 5 o 6 anni): molti accordi la premiano con un aumento del canone massimo.
Esistono due varianti con durate diverse, trattate in una guida a parte: il contratto transitorio (da 1 a 18 mesi) e quello per studenti universitari (da 6 a 36 mesi).
Chi stabilisce il canone
Non lo stabilisce il Comune e non lo stabiliscono le parti a piacere. L'accordo territoriale divide il comune in zone omogenee e per ognuna indica una fascia di oscillazione, cioè un valore minimo e uno massimo in euro al metro quadro. La posizione dell'appartamento dentro la fascia dipende dalle sue caratteristiche: ascensore, riscaldamento autonomo, posto auto, doppi servizi, classe energetica, stato di manutenzione e così via. Il metodo preciso cambia da accordo ad accordo ed è spiegato nella guida come si calcola il canone.
Il risultato è un canone massimo: le parti possono scegliere qualsiasi cifra fino a quel tetto, non oltre. Per questo il simulatore mostra il valore più alto consentito e quello minimo: tra i due c'è spazio per la trattativa.
I vantaggi fiscali
- Cedolare secca al 10% sul canone, invece del 21% dei contratti liberi, nei comuni ammessi (ad alta tensione abitativa, o colpiti da calamità negli anni precedenti). Ne parliamo nella guida alla cedolare.
- IMU ridotta al 75% dell'imposta dovuta (uno sconto del 25%), per legge statale, su tutti gli immobili locati a canone concordato.
- Per chi non sceglie la cedolare: imposta di registro calcolata sul 70% del canone e reddito imponibile IRPEF ridotto di un ulteriore 30%, nei comuni ad alta tensione abitativa.
- Per l'inquilino che vi abita come residenza principale: detrazione IRPEF specifica per i contratti concordati, con importi legati al reddito.
- Molti Comuni aggiungono un'aliquota IMU agevolata propria: va controllata nella delibera comunale dell'anno.
Attenzione: per i contratti firmati senza l'assistenza delle organizzazioni, i vantaggi fiscali richiedono l'attestazione di rispondenza rilasciata da un'organizzazione firmataria dell'accordo (Agenzia delle Entrate, risoluzione 31/E del 2018).
A chi conviene
Conviene al proprietario quando la differenza tra canone di mercato e canone concordato è piccola, come accade in molte zone semicentrali e periferiche delle grandi città, oppure quando la riduzione delle tasse compensa la differenza. Un calcolo onesto confronta il netto: canone meno cedolare meno IMU, nei due scenari. Conviene all'inquilino quasi sempre, per il tetto al canone e per la detrazione. Conviene a entrambi quando si cerca stabilità: la durata 3+2 e le regole del contratto tipo riducono le liti.
Cosa serve per farlo bene
- Leggere l'accordo del proprio comune (lo trovi nelle schede dei comuni) o usare un simulatore che lo applichi.
- Individuare la zona dell'immobile e raccogliere i dati: planimetria, superficie, dotazioni, classe energetica.
- Calcolare il canone massimo e decidere il canone effettivo.
- Usare il contratto tipo (Allegato A del decreto) e indicare i riferimenti dell'accordo.
- Chiedere l'attestazione all'organizzazione firmataria prima di registrare il contratto, o farsi assistere da lei nella firma.
- Registrare il contratto entro 30 giorni, scegliendo se optare per la cedolare secca.
Errori frequenti
- Usare le tabelle di un accordo scaduto o di un comune vicino: ogni accordo vale solo per il suo territorio e per il periodo indicato (spesso resta applicabile fino al rinnovo, ma va verificato).
- Contare la superficie «commerciale» invece di quella convenzionale definita dall'accordo.
- Dimenticare che con la cedolare secca si rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone.
- Dare per scontata l'aliquota del 10% in un comune che non è nell'elenco di quelli ammessi.