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Attestazione di rispondenza del canone concordato: cos'è e come ottenerla

Aggiornato il 06/11/2026. Le regole generali vengono dalla legge 431/1998 e dal decreto del 16 gennaio 2017; i dettagli stanno nell'accordo territoriale di ogni comune.

Cos'è

L'attestazione di rispondenza è il documento con cui un'organizzazione firmataria dell'accordo territoriale (un sindacato degli inquilini o un'associazione dei proprietari) certifica che il contratto, nel contenuto economico e normativo, rispetta l'accordo del comune. È prevista dal decreto del 16 gennaio 2017 (articolo 1, comma 8) e ogni accordo ne fissa il modello e la procedura.

Perché serve

Per i contratti firmati senza l'assistenza delle organizzazioni (cioè la grande maggioranza), l'Agenzia delle Entrate ha chiarito con la risoluzione 31/E del 2018 che l'attestazione è necessaria per avere le agevolazioni fiscali: cedolare secca al 10%, IMU ridotta, riduzioni di registro e IRPEF. È anche il documento che molti Comuni chiedono per riconoscere la propria aliquota IMU agevolata. In pratica, un contratto a canone concordato senza attestazione è un contratto che rischia di non essere trattato come tale al momento del controllo.

Se invece entrambe le parti sono state assistite dalle rispettive organizzazioni nella firma, l'assistenza stessa vale come verifica e l'attestazione non è richiesta; in diversi accordi il modello di attestazione «bilaterale» viene comunque compilato.

Che cosa controlla l'organizzazione

  • che la zona sia quella giusta per l'indirizzo dell'immobile;
  • la superficie convenzionale, con planimetria e misure;
  • gli elementi dichiarati (ascensore, riscaldamento, posto auto, classe energetica…) e la fascia che ne deriva;
  • che il canone pattuito non superi il massimo e, dove previsto, non sia sotto il minimo;
  • gli aumenti applicati (durata, arredamento) e la loro documentazione;
  • che il contratto usi il modello tipo e contenga le clausole obbligatorie.

Cosa portare

  1. bozza del contratto (o contratto già firmato ma non ancora registrato);
  2. planimetria catastale e visura;
  3. attestato di prestazione energetica (APE);
  4. documenti e codici fiscali di proprietario e inquilino;
  5. descrizione delle dotazioni, meglio se con foto, e l'elenco dell'arredamento se l'appartamento è arredato;
  6. il calcolo del canone: il PDF prodotto dal simulatore raccoglie già tutti questi dati nell'ordine in cui l'organizzazione li controlla.

Quanto costa e quanto tempo richiede

Le organizzazioni chiedono di norma un contributo, che va da poche decine a qualche centinaio di euro a seconda del comune e dell'organizzazione, spesso insieme all'iscrizione annuale. Alcuni accordi fissano tariffe massime. I tempi variano da pochi giorni a un paio di settimane: conviene muoversi prima della data prevista per la registrazione, che va fatta entro 30 giorni dalla firma o dalla decorrenza.

Attestazione o istanza?

In alcuni accordi (per esempio uno dei due accordi di Roma del 2023) le parti non possono compilare da sole il modello di attestazione: presentano un'istanza all'organizzazione, che compila e rilascia l'attestazione dopo i controlli. Il simulatore sa quale forma prevede l'accordo che hai scelto e prepara il documento corretto, senza mai dichiarare che «attesta» qualcosa: quello spetta solo all'organizzazione.

Cosa succede senza

Il contratto resta valido tra le parti, ma il Fisco può negare le agevolazioni: cedolare ricondotta al 21%, IMU piena, recupero dell'imposta di registro con sanzioni. Alcuni Comuni revocano l'aliquota IMU agevolata se l'attestazione non viene presentata nei termini. Costa molto meno farla subito.